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La storia della gloriosa ditta Puma nasce da un viaggio negli Stati Uniti d'America dove Adriano Gatto (nato nel 1943), al tempo ventiduenne, ospite di un matrimonio di famiglia, vide per la prima volta un Dune Buggy. Affascinato dallo stile decise d'importarlo in Italia in scatola di montaggio per modificarlo successivamente in una tenuta del padre a Ronciglione (VT). Qui sagomando a mano con del gesso le linee troppo squadrate del Dune Buggy americano, trasformò le sue idee in veri pezzi in vetroresina.
Completata l'opera, Adriano, in giro per le strade di Roma, attira le attenzioni dei passanti finché un giorno, su richiesta insistente di un amico, decise di venderlo. Lusingato ed intenzionato a non privarsene, Adriano, decise d'importare una nuova scatola di montaggio dando vita così ad un nuovo Buggy "made in Italy" al quale scelse di dare il nome PUMA GATTO SPIAGGIA per l'aspetto così felino ed avventuroso. Dall'enorme successo riscontrato per le numerose richieste pervenute, decise nel 1968 di dare i natali alla "ditta PUMA" con sede in Roma in zona Conca D'oro località Montesacro.

L'azienda oltre a produrre le Dune Buggy, ha realizzato anche vetture sportive e fuoristrada, tutte basate sul telaio del Maggiolino. Inoltre ha effettuato trasformazioni particolari di questa stessa vettura.

Negli anni '80 ha realizzato anche alcuni Dragster e nei successivi anni ‘90 ha prodotto automobili elettriche come la PUMA BOXER 90 presentata al MOTOR SHOW di Bologna.

Attualmente Adriano Gatto e suo figlio Gianluca sono di nuovo attivi nel settore delle autovetture. Di recente è stato anticipato sulla rivista QUATTRORUOTE di Aprile 2013, il nuovo progetto di Microcar Made in Italy che verrà prodotta nello stabilimento storico della Puma di Roma.

I modelli progettati da Gatto e da Domenico Lombardi, il giovane tecnico che seguì lo sviluppo di tutti i prodotti dall'azienda, furono sette:

Gatto Spider Spiaggia (1968)
Un Dune Buggy molto classico, su telaio Volkswagen standard (altre aziende concorrenti preferivano invece accorciarlo) su cui era montato il motore di origine Maggiolino raffreddato ad aria di 1192 cc, rivestito con una carrozzeria formata da pannelli in vetroresina. Fu un grosso successo commerciale grazie alla qualità ed al prezzo. La vettura veniva venduta sia in kit di montaggio che già assemblata. La scatola di montaggio che comprendeva il cofano anteriore completo del cruscotto in vetroresina, la monoscocca, il parabrezza il cristallo stratificato, le staffe cromate, le guarnizioni in gomma per il parabrezza e il cofano, due fari anteriori da 150mm, vari bulloni e staffe d'attacco, il volante Personal tipo competizione, due sedili anatomici nonché i piani esecutivi di montaggio, veniva venduto al prezzo contenuto di Lire 440.000. Per chi invece voleva comprare il "Puma GS" che, secondo le dichiarazioni del costruttore aveva un peso in ordine di marcia di 560 Kg con una velocità massima di 120 Km/h e pendenze superabili fino al 65%, il prezzo di vendita era di Lire 1.250.000 esclusa immatricolazione.
La stessa vettura fu utilizzata nel Film “ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO” con Bud Spencer e Terence Hill e un esemplare fu venduto anche al noto cantante Claudio Villa.


Puma GT (1973)
Evoluzione della Gatto Spider Spiaggia, presentava come il modello precedente il telaio Volkswagen, questa volta accorciato su cui era montato sempre lo stesso propulsore da 1200 cc con interni più rifiniti ricoperti in velluto e moquette che dava un effetto estetico molto più apprezzabile. Il frontale, sempre in vetroresina, con una linea pressoché a cuneo aveva un andamento deportante atto ad aumentare l'aderenza dell'avantreno. I proiettori erano parzialmente incassati nei parafanghi, una soluzione questa favorevole sia all'estetica che all'aerodinamica. Nella parte centrale del cofano anteriore spuntava il grosso tappo del serbatoio di benzina accuratamente cromato e allineato con la linea del cofano. Posteriormente la scocca in vetroresina ricopriva tutto il motore di derivazione Volkswagen di cui però s'intravedevano i particolari inferiori che, accuratamente cromati e lucidati, conferivano una maggiore grinta al "Puma GT".
Veniva proposto in due diverse versioni tra cui la GT, caratterizzata da una linea ancora più aggressiva e l'altra con un hard top opzionale dotato di porte con apertura ad ali di gabbiano che facilitava l'uso di questo buggy durante tutto l'anno. Montava all'anteriore pneumatici da 195 x 14" su cerchi da 8 x 14", mentre al posteriore pneumatici da 225 x 14" su cerchi da 10 x 14". Il costo della vettura esclusa l'immatricolazione era di Lire 1.650.000.
Questa versione è stata invece la protagonista del film: La Ragazza Fuoristrada (1973), I padroni della città (1976), To koritsi vomva (1976).


Puma GTV (1978)
Una coupé sportivissima, larga 1,80 m e alta solo 1,10 m, la cui linea era stata disegnata da Richard Oakes per la Nova, di cui la GTV era una versione su licenza. Anch'essa utilizzava il pianale Volkswagen su cui veniva montato un motore Volkswagen 1200 cc in versione elaborata da Lombardi fino a 1385 cc per poter ottenere prestazioni leggermente più elevate, comunque inadeguate alle aspettative connesse a una linea così sportiva. La caratteristica notevole di questa vettura è l'accesso all'abitacolo, mutuato anch'esso dalla Nova Eagle; incernierato alla base del vetro, il padiglione (tetto e parabrezza) si sollevava e ruotava in avanti permettendo un accesso non proprio agevole all'abitacolo, ma di sicuro effetto per una linea così estrema. La sportivissima "PUMA GTV" veniva proposta in vendita al prezzo di Lire 8.950.000 ed è stata la protagonista di diversi film, tra i quali “MANI DI VELLUTO” con Adriano Celentano (1979); “L’INSEGNANTE AL MARE CON TUTTA LA CLASSE” con Alvaro Vitali e Lino Banfi (1980); "QUESTO E QUELLO" con Renato Pozzetto.
Attualmente ne sono state censite 49 su circa 100 esemplari costruiti dalla ditta.


Puma Ranch (1982)
Una fuoristrada dalla linea fortemente ispirata alla Jeep Wrangler, ma con un'opposta disposizione della meccanica, in quanto sulla Ranch il motore era dietro e il portabagagli davanti. Il telaio era una realizzazione originale dell'azienda, costruito in tubolare metallico a sezione rettangolare sul quale era installato l'usuale motore tedesco portato a 1385 cc con pneumatici da 235/70 x 15" montati su cerchi da 10 x 15". A richiesta si poteva montare una versione da 1,6 litri e la carrozzeria era come sempre in vetroresina.
Il "Puma Ranch" poteva essere omologato come autocarro per due persone e ad uso promiscuo per quattro persone. Velocità massima 120 Km/h con un consumo di 1 litro per 14 Km.
Il "Puma Ranch" è stato usato nei Film: "SING SING" con Adriano Celentano e "BOMBER" con Gerry Calà e Bud Spencer.


Puma GTV-033 (1984) 
La seconda serie della Gtv è caratterizzata da una diversa carrozzeria e dal cambio di motore sostituito con il "boxer" 4 cilindri di derivazione "Alfa Sud" da 1186 cc. Il muso era più corto rispetto alla prima serie con i fari incassati nella scocca quasi a richiamare il frontale del "Puma GT", il posteriore era più squadrato e le fiancate non erano più bombate nella parte inferiore, la loro nuova forma spigolosa si ispirava alle minigonne delle vetture da competizione di quel periodo.
Il prezzo di vendita era di Lire 9.800.000 + IVA e immatricolazione.


GTV 033-S (1985)
La linea più aspra della Puma GTV-033, non fu accolta molto favorevolmente dal pubblico, che ancora preferiva i tratti bombati della prima serie. Nacque da qui l’idea di Adriano Gatto di adoperare un muso più lungo e i fari rettangolari per tentare di riavvicinarsi allo stile originario della GTV e tale versione fu denominata GTV 033-S. Per quanto riguarda il motore, il "boxer" 4 cilindri 1186 cc dell'Alfa Romeo Alfasud raffreddato ad acqua fu preferito al motore Volkswagen raffreddato ad aria. Grazie alla maggiore potenza dava prestazioni più brillanti alla vettura. La seconda serie rimase in produzione fino al 1991, anno in cui fu presentata la boxer 90.
Il prezzo di vendita era di Lire 10.500.000 + IVA e immatricolazione.


Puma Boxer 90 (1991)
Oramai le linee sinuose della GTV originale sono scomparse e con esse anche il complesso sistema di apertura dell'abitacolo, sostituito da due porte ad ali di gabbiano, una soluzione comunque anch'essa molto poco diffusa e alquanto scenografica. La linea era comunque aggressiva e gli interni erano più curati ed era disponibile anche una versione con interni in pelle e radica. Questa maggiore complessità fece sì che molti acquirenti scelsero di comprarla già assemblata anziché montarla da soli. Era dotata del motore dell'Alfa Romeo 33 da 1490 cc a carburatori che erogava una potenza di 105 cv, accoppiato però al cambio VW a soli 4 rapporti, con un rapporto peso potenza nettamente favorevole dovuto alla massa totale di solo 700 kg
La "Puma Boxer 90", in versione base, costava Lire 32.000.000 IVA e immatricolazione escluse. A seguito del notevole successo conseguito con i modelli precedenti, anche la "boxer 90" veniva offerta sul mercato in scatola di montaggio ad un prezzo base di Lire 5.800.000 + IVA.
Costruire una macchina con le proprie mani, contrariamente a quanto si possa pensare, non necessitava di una costosa attrezzatura ne tantomeno richiedeva particolare esperienza, con un tempo di montaggio non superiore alle 200 ore di lavoro.
Questa vettura finalmente avendo una linea originale, prestazioni riguardevoli, gettava le basi per la produzione del nuovo modello che di lì a poco sarebbe arrivato, facendo fare il salto di qualità all'azienda romana.
Attualmente ne sono state censite solo 19 su circa 40 esemplari costruiti e/o omologati dalla ditta.


Prototipo Puma 248 (1993)
L'erede della Boxer 90 è la Puma 248, realizzata in un unico esemplare. Tale vettura era costruita su un telaio di nuova concezione, interni in pelle migliorati e spinta questa volta, da un propulsore 1.700 cc - 16V sempre della Casa di Arese. 
Oltretutto, Adriano Gatto nel 1993, costretto dalla legislazione italiana che nel frattempo era diventata maggiormente restrittiva verso le Kit-Car bloccando di fatto le attività dei piccoli costruttori, per questioni di carattere burocratico e non potendo sostenere i costi elevatissimi richiesti per le procedure di omologazione dei propri modelli, decise si chiudere l’attività, convertendosi in altri settori e vendendo, quindi, il nome "Puma" alla Ford.

Adriano Gatto abbandona il settore automobilistico e insieme al figlio Gianluca, appassionato di nautica, realizzano il nuovo progetto di natante da diporto: il "Max Power 21".
Si tratta di un open dotato di layout originale sportivo, in grado di esprimere una grinta che ben si addice ad un mezzo dedicato all'escursioni costiere e che richiama molto le linee degli open statunitensi; una barca da usare ogni giorno per raggiungere agevolmente i tratti di costa più belli, dotata di spazi ed arredi adeguati per offrire a ben 6 passeggeri un elevato livello di comfort. Lunghezza f.t.: mt 6,50 - Larghezza max mt 2,50 - Dislocamento a vuoto Kg 700 - Potenza consigliata HP 70-150 - Capacità serbatoio carburante 80 Lt. Il prezzo di vendita era di Euro 18.000,00 + IVA + Optionals.

Prodotti
- Gatto Spider Spiaggia (1968)
- Puma/Puma GT (1973)
- Puma GTV (1978)
- Puma Ranch (1982)
- Puma GTV-033 (1984) 
- Puma GTV-033-S (1985)
- Puma Boxer 90 (1991)
- Puma 248 (1993)

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